Raffaele Milani

Coordinatore scientifico del Laboratorio di Ricerca sulle città.

Milani

Professore di Estetica presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione nell'Università degli Studi di Bologna, visiting professor in varie università straniere, curatore di convegni internazionali.

E' stato direttore del Master post lauream in Scienze e progettazione del paesaggio e dell'ambiente (Facoltà di Architettura - Dipartimento di Filosofia, Università di Bologna).

Membro residente dell'Istituto di Studi Avanzati dell'Università di Bologna dal 2003 al 2009.

Autore di molti saggi e curatore di varie raccolte sul tema del paesaggio e della natura, ha analizzato i rapporti tra bello naturale e bello artistico in un confronto tra barocco, classicismo, rococò e romanticismo in Categorie estetiche (1991) e nel Pittoresco. L'evoluzione del gusto tra classico e romantico (1996), ha chiarito il valore storico e culturale del revival gotico in connessione con il sentimento della paura nel Fascino della paura. L'invenzione del gotico dal rococò al trash (1998), ha indagato le poetiche e le teorie del paesaggio nelle opere artistiche e letterarie in L'arte del paesaggio (2001), ha approfondito il significato del viaggio nell'opera Il paesaggio è un'avventura. Invito al piacere di viaggiare e di guardare (2005). Alcuni libri e saggi sono stati tradotti in varie lingue. L'ultima sua opera è I volti della grazia. Filosofia arte, natura (2009), uno studio sull'idea dell'arte e del pensiero occidentale dalla sua nascita fino alla fine del Settecento.

Presso il Ministero Francese dell'Ambiente è membro del Comitato Scientifico sul progetto dal titolo: De la connaissance des paysages à l'action paysagère. Direttore della Scuola estiva sul Design industriale (accordo Bologna-Osaka).

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Ma che c'entra un filosofo con la conoscenza del paesaggio?

Basta riflettere sui pensatori e gli scrittori romantici per capire che c'entra. Ma è un vizio italiano, questo, da noi si è sempre creduto che il paesaggio fosse materia per ingegneri e architetti. In Francia, la scuola basa anche questo settore sull'interdisciplinarietà. Allorché il ministero francese dell'Ambiente mi chiamò a far parte di un comitato sul paesaggio, metà nazionale e metà europeo, io mi trovai - e mi trovo ancora - accanto a sociologi, psicologi, architetti.

Com'è nato il Laboratorio sulle città?
Insieme alla Franci, che stava analizzando Las Vegas e le città americane come copia delle nostre, decidemmo di organizzare un centro mirato ad affrontare il problema della città in quella chiave interdisciplinare che ho detto. Volevano capire, confrontando varie situazioni e soluzioni, che cosa sarebbe diventata la città, un incubo o un rifugio tranquillizzante, uno spazio rigido e algido o un cuore pulsante di relazioni. Nel dicembre 2008 il progetto fu approvato dal rettore Calzolari e nel 2009 dal Miur.

Che cosa vede nell'Italia del paesaggio?
Lentezza, inadeguatezza, sconce deturpazioni, norme giuridiche aggrovigliate. E una burocrazia occhiuta che, sommata all'assenza di sensibilità, blocca tutto. L'università forma ottimi giovani che, al loro contatto con l'esterno, si vedono respingere e vanno all'estero.

(da "Il paesaggio urbano? Più o meno uno strazio", Il Resto del Carlino Bologna, 18 dicembre 2011)

Raffaele Milani a Dewa Sanzan, Giappone, con un monaco buddista (2000).

Raffaele Milani a Dewa Sanzan, Giappone, con un monaco buddista (2000).

 
Raffaele Milani

Raffaele Milani a Nemrut Dagi.

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